scritti da
Fabrizio
De Andre'
Certo bisogna farne di strada, da una ginnastica
di
obbedienza, fino ad un gesto, molto più umano, che ti dia il senso della violenza.
E adesso imparo un sacco di cose, in mezzo agli
altri vestiti uguali, tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali.
Però bisogna farne altrettanta, per
diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni.
Ci hanno insegnato la meraviglia verso la
gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto, il non rubare quando si ha fame.
Nella mia ora di libertà
(Storia
di un impiegato).
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta,
fino a
vederle spalancarsi la bocca. Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli di parlare
ancora male e ad alta voce di me. Potevo barattare la mia chitarra ed il suo elmo, con una
scatola di legno che dicesse perderemo. Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane, il
mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno, per
farmi insegnare la mia distanza dalle stelle. Potevo attraversare litri e litri di
corallo, per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente, di essere più
ubriaco di
voi, di essere molto più ubriaco di voi.
Amico
Fragile (Volume 8°)
Dormono sulla collina (non al denaro ne all'amore
ne al cielo)
Dov'è Jones, il
suonatore, che fu sorpreso nei suoi novant'anni e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui
che offrì la faccia al vento, la gola al vino, e mai un pensiero non al denaro ne
all'amore ne al cielo.
Lui si, sembra di
sentirlo cianciare ancora delle porcate mangiate in strada nelle ore sbagliate.
Sembra di sentirlo, dire ancora al mercante di liquore: "tu che lo vendi cosa ti
compri, di migliore?".
Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a
Little-Big-Horn,
capelli corti generale ci parlò
all'università,
dei fratelli tute blu che
seppellirono le asce,
ma non fumammo
con lui: non era
venuto in pace,
e a un dio fatti il culo non
credere mai.
Coda di
lupo (Rimini)