Era diventata un ossessione.
Ma ormai stava per finire.
Era vicino alla soluzione.
Erano anni che ci lavorava.
Aveva abbandonato tutto il resto....
Ogni nuovo fenomeno l'avvicinava all'essenza di ciò' che la natura gli nascondeva.
Ormai erano giorni che viveva solo con quel pensiero....
Il giorno era venuto.
La luna era piena.
Fuori spirava un lieve vento né caldo né freddo.
Ne era certo.
Era la notte giusta: la prima luna piena del mese di ottobre.
Anno 1177.
Chiunque avrebbe capito l'importanza di quella data: i due numeri magici prediletti si fondevano in un unico abbraccio.
E tra poco saranno le ore tre.
Era stato molto preciso.
la clessidra preparata con cura e girata con attenzione ogni mezz'ora.
Le ultime gocce di sabbia stavano per cadere.
sarebbe riuscito...
Ne era certo.
Non era un matematico e la sua conoscenza della cabala era limitata.
Ma era sufficiente.
Sapeva curare con le erbe, preparare pozioni, veleni, distinguere i funghi malefici e anche computare i giorni dell'anno.
In questi modi viveva.
Filtrando e bollendo.
Leggendo le stelle e curando i malati.
Ma più' di ogni altra attività lo interessava la materia.
Era un Alchimista.
Conosceva molti simboli segreti e sapeva associarvi le giuste sostanze.
Otteneva piccoli frammenti bianchi dall'acqua di mare si faceva mandare ogni anno da terre lontane.
Era il sale che le donne usavano in cucina.
Ma lui lo utilizzava in altro modo.
Fondeva metalli preziosi.
Sapeva far esplodere sostanze misteriose.
Colorare tessuti.
Decolorare liquidi.
Produrre vapori.
Trasformare molte materie in altre.
Aveva una fornace con un mantice a pedali.
Preziose storte di vetro e cristallo.
Libri in arabo e greco e una innumerevole quantità di polveri e liquidi.
Aveva un liquido preziosissimo, che usava di rado, quando non poteva farne a meno.
L'aveva distillato lui stesso, con mille precauzioni.
Molti uomini erano morti a causa di quella straordinaria sostanza, sempre pronta a far vapori che riempivano la dispensa.
Aveva grande affinità' con l'elemento fuoco cui legava bruciando di una fiamma che galleggiava sull'acqua.
Grazie ad esso si poteva avere grande calore e liberare sostanze poco affini alla libertà.
Libertà in cui l'alchimista deve per forza porle per poterle studiare.
E poi c'era l'incognita: un liquido denso preziosissimo, blu violetto.
Non ne aveva mai veduto dalle sue parti e aveva dato al mercante sette misure di oro zecchino per possederlo.
Ma non le aveva spese invano.
Subito aveva capito che era il mezzo che cercava: il quid mandatogli dal Dio per aiutarlo.
Per metterlo alla prova.
Era in grado di mutare colore a contatto di molte cose e diveniva rosa pallido.
La scorsa luna piena si era manifestato in tutta la sua forza sviluppando i vapori della soluzione di un sale che teneva sempre come prova.
Allora aveva capito.
E ora era con l'occhio alla clessidra.
Tutto preparato.
Lo strato di piombo da trasformare, con la polvere di zinco, che per esperienza sapeva molto utile, cosparsa sopra.
Le pagliuzze di grano facevano contorno.
Per indicare la via dell'oro alla materia.
Nell'ampolla, chiusa con piombo fuso, sarebbe caduto il liquido viola magico.
Intorno aveva posto sette piccoli fuochi con l'acqua magica che brucia.
In questo modo l'elemento fuoco si sarebbe combinato all'essenza scaturita dal contatto dei vili metalli con il segno viola.
L'essenza, così catturata, sarebbe stata priva di volontà e la paglia l'avrebbe trasformata in spighe d'oro.
Non era più la ricchezza ad interessarlo.
Quando era giovane, forse.
Ora non più.
Tra poco la morte sarebbe venuto a prenderlo.
La barba era bianca e le erbe non curavano più la schiena dolorante.
Voleva solo un segno, una soddisfazione.
La certezza di poter presentare al giudice dell'altra vita il risultato di qualcosa di fatto...
Di un compimento.
Di un successo.
Stava per stanare il segreto della natura dal suo rifugio...
La sabbia fini.
La mano tremante girò il rubinetto e, in un istante, un bagliore.
Uno scoppio.
E, mentre la storta si rompeva, il fuoco divampava, i libri cadevano e le erbe bruciavano, vide le pagliuzze trasformarsi in oro e, poi, dissolversi ardendo.
Per un momento capì di esserci riuscito.
E la forza della natura che si ribellava al suo sacrilegio e cercava di nascondere la verità, ormai rivelata, della propria essenza lo fece sorridere.
E morì felice.
Soddisfatto di avere fatto il proprio dovere.